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Mister Angelo

In una delle mie tante letture, mi è capitato tra le mani questo bellissimo racconto di H. G. Wells (Bromley 21/09/1886, Londra 13/08/1946), considerato uno dei padri della fantascienza. Il contenuto è fortemente attuale e significativo per chi ha cominciato a porsi delle domande e ci fa vedere chiaramente quanto sia ormai vecchio e timoroso il nostro approccio verso il nuovo e lo sconosciuto.


Una notte alcuni abitanti di un piccolissimo e sperduto villaggio inglese del secolo scorso vedono in cielo una luce sfolgorante piena di colori bellissimi, e odono per qualche secondo uno strano suono, come se fosse un coro di bambini.

Il giorno dopo nei pressi della palude viene avvistato un essere volante. Il vicario, che ha la passione dell’ornitologia, pensa che si tratti di un fenicottero. Imbraccia il fucile, lo punta e spara, ma si accorge di aver colpito un angelo con grandi ali dai colori bellissimi, una faccia luminosa, lunghi capelli biondi e una veste color zafferano.

Mortificato, il vicario si scusa con l’angelo per il suo errore e i due fanno conoscenza, si parlano, e l’angelo racconta del paese da cui viene, pieno di cavalli volanti, draghi, musiche e meravigliosi fiori. È un luogo dove ci sono ben ventiquattro colori anziché sette come per noi, le leggi della gravità sono del tutto diverse da quelle della terra, fame e dolore sono sconosciuti.

Diventato ospite del vicario, l’angelo a poco a poco entra in contatto con le dure realtà del nostro mondo. Per la prima volta sente fame e dolore. Scopre che per vivere bisogna lavorare. Gli fanno mettere le scarpe e poi un vestito nero che gli copre completamente le ali, adattandolo in breve alla società benpensante del piccolo villaggio inglese. L’angelo però non ha alcun ruolo ed è per così dire irriconoscibile rispetto alle categorie concettuali di questa gente; nessuno sa come catalogarlo, e questo scatena reazioni diverse: ostilità, rabbia, paura.

Qualcuno comincia a definirlo un eccentrico, forse un mattoide. Il medico che lo visita lo chiama “Mister Angelo”, considera le ali un’escrescenza anormale nel suo corpo e prende per pallore la sua radiosità. Qualcun altro, vedendolo togliere tutti i fili spinati che separavano le varie proprietà, sospetta che egli sia un agitatore comunista, altri pensano trattarsi del figlio illegittimo del vicario, oppure di un omosessuale, e via dicendo: insomma ciascuno gli proietta addosso ogni sorta di ruolo, perché il fatto che questo essere non abbia alcuna immagine, alcuna maschera, rende tutti inquieti.

Dopo qualche tempo l’angelo incontra un’orfanella che fa la domestica; questa gli si affeziona, gli vuole bene in maniera libera, genuina. Un giorno la ragazza rimane prigioniera in una casa in fiamme e l’angelo corre per salvarla, ma tutti e due bruciano nel rogo.

Solo l’idiota del villaggio riesce a vedere, per qualche momento, due figure che volano velocemente verso l’alto, abbracciate insieme.